Da quando ho palesato la mia scesa in campo quale candidato nella lista INSIEME per RITA ROSSA SINDACO, ho generato diverse reazioni, equamente divise tra i pro e i contro. Voglio parlarvi dei contro. Mi sono giunti da parte di qualche notabile politico al potere (vi lascio immaginare quale) che, pur con parole gentili, ha cercato di farmi desistere, dicendomi che avrei avuto tutto da perdere (devo ancora capire cosa); poi, da parte di qualche conoscente ed amico (?), che denunciava stupore in quanto io, uomo di destra, mi ero schierato a sinistra.
Ora, poiché, quasi di professione, faccio lo storico della quotidianità alessandrina, figuriamoci se non conosco il mio iter. È d’uopo, quindi, che a questi signori, di memoria breve o confusa, io rammenti alcuni miei principi ed alcune tappe. Innanzitutto, li invito ad essere più attenti alla storia in generale, che li informerebbe come il muro di Berlino sia caduto da oltre vent’anni e pertanto bisognerebbe smetterla con le classificazioni in categorie destra o sinistra, soprattutto riferendosi ad elezioni amministrative. In uno dei miei articoli, quando militavo nella DC, ironicamente avevo messo in guardia sull’uso di quelle due parole, entrambe ambigue. Ad esempio: “un uomo sinistro” potrebbe equivalere a “furto con destrezza” (cioè perpetrato abilmente con la mano destra)!

Isbiglio e Ugo Boccassi premiano un artigiano alla CNA.
A proposito dello stereotipo sinistra, devo fare una rivelazione: io sono sempre stato addirittura di ultra sinistra. In ragione di questi condizionamenti meta-lessicali, come lo definireste voi un imprenditore che, molto spesso, non ha portato a casa uno stipendio “vero” per non far mancare la legittima mercede ai propri dipendenti (la scarsa di liquidità per le piccole aziende è sempre stata cronica): uomo di destra? Senza dimenticare che, per anni, sono stato nel consiglio provinciale degli artigiani, per intenderci quello marchiato CNA, di chiara ispirazione social-comunista, pur essendo DC.
E veniamo, appunto, alla DC. Devo averlo già scritto, ho militato in quel partito dal 1968, passando fugacemente dai giovani leoni della sinistra democristiana (sparpagliati in morotei, donat-cattiniani, bodratiani, ecc.), per approdare ai fanfanian-forlaniani e poi, nel 1996, all’ultimo respiro cattolico nel CDU di Buttiglione, con Piercarlo Fabbio (eh, sì!). Dopodiché non mi sono più interessato di politica, neppure allettato dalle sirene di Forza Italia e mi sono dedicato, avendo dismesso l’impresa stampatrice per quella editoriale, a quell’unico partito in cui credo: Alessandria. Se “fuori dai giochi” vuol dire di destra, me lo si deve spiegare.
Da tipografo, in effetti, avrei dovuto sapere, avendo anche stampato milioni di etichette, che tra gli sport preferiti nella nostra città (oltre quello antico d’Acheronte, ma riguardava le vedove), sono ancora vivi il “dissacro” e “l’etichettatura”, cioè il vezzo di bollare le persone, non per quello che hanno fatto o stanno facendo, ma per un’impressione superficiale e, a volte, del tutto arbitraria, basata molto spesso sul sentito dire. Per anni ho dovuto spiegare ad un mio interlocutore che lo “stato di salute” dell’on. Renzo Patria non mi era noto, non essendo più in rapporti con lui da almeno quindici anni. Inoltre, evidenzio che i miei incarichi amministrativi, iniziati con il commissario Macrì e confermati dai sindaci che vennero in seguito (escluso l’ultimo), sono stati in qualità di tecnico (per il mio passato nel mondo musicale e la mia attività nella cultura), non come militante partitico. Se poi ci si riferisce alla mia figura di editore, penso che anche un asino analfabeta possa capire quanto i miei libri siano stati patrimonio culturale per la città (con remunerazione, s’intende, ma qualche volta donati) e non per un determinato sindaco che è, per natura elettorale, pro tempore (da Felice Borgoglio alla coppia Bonadeo-Fabbio).
E qui spunta la parola: ingratitudine!
Secondo un “regale” consigliere, non faccio il nome per carità di patria (e poi mi interessa solo il fatto), io sarei stato un ingrato, per la mia recente scelta, in quanto abbondantemente finanziato da chi è ancora al potere. Non sto a tediarvi con documentazioni a smentita; la mia contabilità è a disposizione sua e potrà constatare che sto ancora aspettando il saldo di una fattura di maggio del 2010 dell’enorme somma di 192 euro (pubblicità del Comune sulla rivista Nuova Alessandria)! Probabilmente ha la coda di paglia e si è convinto che tutti debbono sentirsi beneficati da un Sindaco che “FA”.

Con il sindaco Calvo e il presidente del Consiglio comunale Taverna.
Cerco infine di chiarire alcuni miei rapporti personali.
Qualche tempo fa, prendendo lo spunto da quel grande saggista-scrittore che fu Oreste del Buono, volevo dare alle stampe (e non è detto che non lo faccia) un volumetto su personaggi che avevano avuto, nel tempo, relazioni con me, intitolato “Amici, maestri”. L’amicizia è un grande sentimento, ma a volte, come un grande amore, può finire. La vita ci cambia, le situazioni mutano e andarne a ricercare le colpe è davvero impresa ardua: ti vengono in mente solo i tuoi meriti. Mio padre, tuttavia, mi ha insegnato una “massima” della quale ho sempre fatto tesoro, che per traslato si potrebbe mutuare per questo tipo di rapporto: in un avversario non guardare i suoi difetti, ma le sue virtù; solo così potrai capirlo (ed in quel caso sconfiggerlo). Nel declinare l’elenco di coloro che mi sono stati amici, tanti sono stati i miei “comunque maestri di vita”. Nella lista, un posto lo occupa di diritto Piercarlo Fabbio. A lui devo riconoscenza (e l’ho dichiarato pubblicamente più volte) per avermi messo in condizione di riprendere l’attività quando, per una serie di circostanze, avevo perso l’azienda; a lui devo la mia conoscenza della macchina-partito e di quelle nozioni di politica che mi hanno permesso di leggere e di reggere giustamente gli incarichi affidatimi. Poi, le nostre strade si sono divise ed io non ho condiviso le sue scelte (FI), perché la politica attiva più non mi attraeva. Infine, pur apprezzando la sua voglia ed il suo diritto di “essere in politica”, da cittadino non mi ha convinto neppure la sua idea di città. Ho così conosciuto un Fabbio diverso, circondato da amici diversi e non a me affini. Scontento, non avendo mai abdicato dal ruolo di giornalista (ahimè, sono il decano dei pubblicisti), mi è venuta l’idea, tanto per operare su di un media moderno, di aprire questo blog, forse più per divertimento, con l’intento di contrastare non un nemico, ma “il suo fare e dire”, con quell’ironia “alessandrese” che mi porto dietro dal giornale studentesco “Il Raglio”. La cosa non deve essere piaciuta, per quell’etichetta che mi è stata cucita addosso.

Tra Umberto Eco e Mara Scagni
La riconoscenza, essendo l’uomo più vecchio della “memoria alessandrina”, la devo a tanti e se faccio scorrere la mia mente avanti e indietro, la devo molto di più a rappresentanti della sinistra (mah, sì, abusiamo di questo vocabolo); a cominciare da Francesco Barrera, per continuare con il partigiano Carlo Pagella e per finire, dopo un intermezzo “calvinista” (che per onestà, devo ammettere, fu “musicato” all’inizio da Fabbio) a Pierangelo Taverna e Mara Scagni, che più di tutti mi hanno gratificato. Sono stato scelto, infatti, quale oratore ufficiale all’inaugurazione del monumento a Gagliaudo, prima di Umberto Eco.
Ecco, questi uomini e donne sapevano benissimo che non avrebbero mai preso un voto da me. E i democristiani? Qualcuno c’è stato: Giovanni Sisto soprattutto e il purtroppo dimenticato Vincenzo Milanoli, ma da altri, in cui riponevo fiducia, ho avuto soltanto qualche piccolo guaio.
Capite dunque perché, rivolto a quelli che continuano a chiamarmi transfuga, mi vien da sfogarmi con un am son propi rutt ‘l bali, come avrebbe detto il mio amico Fozzi! E se non sono così malvagio da appellarli con epiteti altrettanto ingiuriosi, li invito a leggere sul dizionario il significato di quella innominabile parola: vuol dire passare da una parte all’altra. Ed allora, di grazia, come si fa a parlare di tradimento se ormai da innumerevoli anni non sono stato “di parte”?.
Ora vengo a quel tuttora amico, candidato sindaco, che mi aveva chiesto, senza averne risposta positiva, di entrare in lista con lui. Spiegandomi che non ne capiva le ragioni (toh, un altro!), mi ha detto: “e adesso non vorrai affermare che ti qualifichi ‘indipendente’!”
Direi proprio di sì!
La mia lista si chiama Insieme per Rita rossa Sindaco ed è una lista civica.
Mio caro, per spiegarti le ragioni della “partecipazione” mi rifaccio sempre alla storia elettorale stampata, che ben conosco. Tra gli slogan per la richiesta di voto, che da secoli imperversano, con uso ed abuso, vi è quello Tal dei tali, uno di voi!
Ebbene, dico subito ai concittadini elettori e naturalmente ai miei compagni di corsa: io non sono uno di voi, voi non siete me. Ciascuno è portatore di personalità, di idee, di valori, di mozioni ed emozioni diverse (ringraziando il cielo, questa è democrazia!). Insieme non vuol dire portare il cervello all’ammasso, ma appunto giocarsi la propria faccia da “indipendenti”, con onestà intellettuale, aderendo ad un programma cui ciascuno di noi ha dato il proprio piccolo o grande contributo per realizzare una possibile NUOVA ALESSANDRIA. Questa è la mia sola parte. Ed io ritengo Rita l’unica opzione vincente per cambiare lo stato delle cose. Eletto o non eletto, mi arrogo inoltre il diritto, non acquistabile, di essere un cittadino criticamente attento all’operato del suo sindaco.
UGO BOCCASSI
cittadino di Alessandria che vuole continuare ad esserlo con orgoglio
